Echi letterari
Immagina di fermarti e ricominciare tutto da capo. La vita con una rotta prefissata devia e decide di andare a largo, correre e lasciarsi accadere. Immagina che partire non sia più soltanto una possibilità ma un volere, quello di scoprirsi diversi ancora una volta. Immagina, allora, di lasciarti tutto alle spalle, conoscere un marinaio, fare un viaggio a vela e decidere che quel viaggio può essere anche il tuo. Il viaggio di un regista, un documentarista, un video-maker che si improvvisa qualcun altro per sentirsi libero. Libero di non perdersi mai un tramonto, cercare il mare e nelle sue increspature cercare sé stesso. Non sempre trovandosi.
Lasciare il passato può essere doloroso, ma cercare il domani diventa allora un movimento necessario per reimparare a conoscersi. Emalloru in Affondare con stile (Mondadori, 2026) racconta del suo viaggio tramite Enea, un alter ego ironico e imprevedibile che conosce l’errore e la paura di fallire. Enea è un sognatore travestito da marinaio che cerca il suo porto, ma che non riesce mai a fermarsi dove tutto è calmo. Desidera attraversare l’Atlantico per capirsi, e in questo navigare conosce amici, figure picaresche, negazonisti che pensano che il nostro presente sia solo l’inganno che gli altri vogliono farci vedere. Enea parte e si concede di sbagliare e, se necessario, anche di affondare. Perché anche domani si può tornare a credere.
Ho incontrato Emalloru alla VI edizione del Catania Book Festival, che quest’anno si è tenuto dal 24 al 26 Aprile a Palazzo della Cultura, e ho domandato lui di raccontarmi del suo viaggio nell’Atlantico, di Pampero II e della storia di Affondare con stile.
L’ultima docu-serie Pampero II racconta di un tuo alter ego alla ricerca di sé stesso. Ema si perde nei mari che naviga, si scontra col capitalismo di una società che vorrebbe condannare, ma che non può fare a meno di comprendere. Rilascia boe per la ricerca scientifica fino ad arrivare a definirsi un ambientalista. Questo protagonista, nel suo viaggio dell’eroe, riesce davvero a comprendere chi sia sé stesso?
Mi piace l’idea di mettermi in discussione, di raccontarmi come un antieroe. Non ho particolare preoccupazione di tirar fuori tutti quelli che sono i miei limiti perché poi, sia lo spettatore che il lettore, può immedesimarsi nelle storie che racconto e cercare di trovare un proprio senso attraverso la visione o la lettura. Mi piace capire meglio chi sono per poter capire meglio gli altri.
In questo percorso i tuoi compagni di vela sono stati diversi e numerosi. Cosa hai imparato da loro? Come hai trovato il coraggio di continuare a navigare quando qualcuno decideva di andare via?
Ognuno penso che abbia una predisposizione personale al disagio, – anche di essere abbandonati – come alla paura e al coraggio. A me piace l’imprevedibilità delle cose, ma non a tutti può piacere. Ci sono approcci un po’ più da ingegnere, da architetto, dove tutto deve andare secondo i piani. A me, invece, piace più seguire il flusso e vedere dove mi porta la corrente.
Cosa cercavi prima di intraprendere il tuo viaggio? Ad oggi – attraversato l’Atlantico – cosa hai trovato?
Sto continuando a cercare. Lavoro giocando, divertendomi, sbagliando, investendo male su progetti che a volte, magari, mi fanno scoprire progetti più importanti. Il mio approccio non si può adattare a chiunque, perché ciascuno nella propria vita ha le sue scadenze (affitti, mutui, eccetera). Se, però, tutti non tradissimo quel noi bambino che ci vedeva in un certo modo, forse potremmo approcciarci al lavoro anche divertendoci.
Pensi che, rispetto a quando siamo piccoli, crescendo tradiamo i nostri sogni?
Spesso mi capita di pensare che se quel bambino mi guardasse ora non sarebbe del tutto felice. Sarebbe triste perché vedrebbe che non ha fatto quella cosa che voleva tanto fare. Può essere un buon esercizio ricordare che cosa voleva il noi stesso bambino e trovare in qualche modo un binario parallelo che si muova in quella direzione. Magari non si raggiunge quell’obiettivo che tanto ti eri prefissato, però ci si muove più o meno in quella rotta, in quella direzione, e in qualche modo senti di esserti avvicinato.
Cosa desideravi da bambino?
Il me bambino voleva diventare un autore di successo, regista di un film Oscar. Questo non è successo. Magari non è la cosa che adesso desidero; forse adesso voglio semplicemente che ci sia un pubblico, anche di nicchia, che apprezzi quello che faccio. Mi piace l’idea di essere seguito da chi apprezza l’impegno e il lavoro per le cose a cui tengo.
Più veniamo visti più siamo sottoposti al giudizio. Ti sei mai sentito fragile di fronte al giudizio degli altri?
Tantissimo. Ho sofferto molto questa cosa quando ero bambino e ciò ha avuto delle ripercussioni in età adulta. Cerco sempre di dimostrare di essere in grado di fare ciò voglio fare. Forse un po’ tutti col tempo dobbiamo imparare a ricordarci che viviamo dentro una bolla, e se ognuno sta dentro una bolla è molto difficile entrare in un’altra bolla che non sia la propria . Più ti sforzi di conoscere le persone, più ti sforzi di capire il mondo. Più ti sforzi di pensare e più ti rendi conto che giudicare va bene fino a un certo punto. Quando lo comprendi, allora, pesi diversamente anche il giudizio che gli altri hanno su di te.
Il tuo primo libro Affondare con stile (Mondadori, 2026) è un romanzo di ricerca, di partenze e mai di risposte certe. Perché, in un percorso di crescita, come in un viaggio, temiamo sempre l’imprevisto e inseguiamo la certezza? Perché crediamo che sbagliare non ci sia consentito?
Non saprei, credo che tutti dobbiamo trovare la formula per convertire gli errori in qualcosa di cui magari possiamo fare a meno, ma non necessariamente. Io ho sempre sbagliato e continuerò a sbagliare. Anche questo romanzo, magari, è stato uno sbaglio, però l’ho affrontato con enorme entusiasmo e fino alla fine mi ci sono fiondato con l’idea che potesse diventare un bestseller. Ciò che conta è convertire questi sbagli in qualcosa di nuovo. Nel mio caso ho sempre affrontato tutti i miei progetti buttandomi a capofitto e le cose sono spesso andate diversamente dai piani iniziali. In questo romanzo ho fatto lo stesso, mi sono buttato a capofitto e, forse, le cose andranno nuovamente diversamente da ciò che avevo prospettato. Se, però, dovessi affondare so che lo stile non mancherà.
Chi è Emalloru
Emalloru, nome d’arte di Emanuele Malloru, è regista e autore. Attraverso le sue spedizioni in solitaria via mare, ha fatto del viaggio e dell’esplorazione estrema il fulcro della sua ricerca espressiva. Da diversi anni, nei video che pubblica nei suoi canali social, racconta con ironia, sensibilità e originalità i viaggi e le storie delle persone, comuni e non, che incontra ogni giorno. Affondare con stile (Mondadori, 2026) è il suo primo romanzo.

Josè Ruggeri, Allievo SSC UniCT
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