Incontro programmato fra le iniziative promosse dall’Università di Catania nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2025
Venerdì 17 aprile 2026 | Ore 18:00
Ex Cappella – Villa San Saverio, Via Valdisavoia 9 (CT)
GIUSTO TRAINA – Professore emerito a Sorbonne Université
Giusto Traina (Palermo 1959) ha insegnato Storia antica in Italia, Francia, Belgio e Stati Uniti. È professore emerito di Storia romana a Sorbonne Université. È stato anche docente di studi armeni all’Università del Salento, all’Université Catholique de Louvain, e alla Chicago University dove nella primavera 2017 è stato Gulbenkian Professor for Armenian Studies. Si occupa attualmente di storia militare e geopolitica antica, in particolare dei rapporti tra Roma e l’Armenia.
Ha pubblicato di recente: La storia speciale. Perché non possiamo fare a meno degli antichi romani (Laterza, Bari-Roma 2020); [con Aldo Ferrari] Storia degli armeni (Il Mulino, Bologna 2021); Marco Antonio (seconda edizione, Laterza, Bari-Roma 2022), La guerre mondiale des Romains. De l’assassinat de Jules César à la mort d’Antoine et Cléopâtre (Fayard, 2023); edizione italiana La prima guerra mondiale della storia (Laterza, Bari-Roma 2023); edizione spagnola La guerra mundial de los Romanos, Editorial Crítica, Barcelona 2024); I Greci e i Romani ci salveranno dalla barbarie (Laterza, Bari-Roma 2023); edizione francese Le livre noir des classiques, Les Belles Lettres, Paris 2024, edizione greca Θα μας σώσουν οι Έλληνες και οι Ρωμαίοι από τη βαρβαρότητα;, Eikostou Prôtou, Atene 2025); lmperium (Solferino, 2023); [con Federico Santangelo] Il mondo dei Romani (Einaudi, Torino, 2024).
Ha curato di recente il manuale Le fonti della storia antica (Il Mulino, Bologna, 2023).
In preparazione: un saggio sull’uso e l’abuso del pensiero strategico antico in età moderna e contemporanea (PassésComposés, Paris); una biografia di Tigran d’Armenia (Princeton University Press, Princeton-Oxford).
Evento aperto al pubblico.
ABSTRACT
Giusto Traina – Il dibattito internazionale insiste sull’opportunità di rinnovare gli studi di storia antica in una prospettiva più inclusiva, capace di dare voce anche ai popoli non greco-romani, tradizionalmente marginalizzati dalla storiografia occidentale. È quindi opportuno prendere le distanze sia dai difensori più conservatori della tradizione classica — che vedono in ogni proposta di decolonizzazione degli studi antichi un attacco alla civiltà greco-romana — sia da certi eccessi del multiculturalismo accademico. Il celebre passo petroniano delle “tre biblioteche” di Trimalchione (Sat.) mostra come l’esclusione delle lingue e delle culture semitiche dal canone letterario antico non fosse affatto casuale, ma rispecchiasse una precisa ideologia culturale. Nella seconda parte, l’attenzione si sposta sul contesto italiano, con una riflessione critica sulle nuove indicazioni nazionali per l’insegnamento della storia, che rischiano di ridurre la storia antica a prodromo di un’identità italocentrica, in controtendenza rispetto alle più recenti acquisizioni della global history e delle connected histories. L’auspicio conclusivo è quello di un insegnamento dell’antico radicato nelle realtà territoriali, aperto al dialogo con il patrimonio culturale locale e capace di valorizzare la complessità e la pluralità del mondo antico.