La Scuola Superiore di Catania sarà sede, dal 21 al 23 novembre, della fase conclusiva di Rete di Idee, iniziativa coordinata da RIASISSU – Rete Italiana dellɜ Allievɜ delle Scuole e degli Istituti di Studi Superiori Universitari.
L’evento rappresenta il momento culminante del concorso annuale che coinvolge studenti e studentesse provenienti dalle diverse Scuole appartenenti alla rete, offrendo loro uno spazio di confronto e dialogo attorno ai temi delle proprie ricerche.
Nel corso del fine settimana, gli autori e le autrici degli elaborati selezionati avranno la possibilità di presentare al pubblico i propri lavori e discuterli in forma aperta, rispondendo a domande, osservazioni e suggestioni provenienti sia dai moderatori sia dai presenti. I lavori saranno suddivisi in quattro panel tematici, corrispondenti alle aree disciplinari del concorso: Scienze Umane, Scienze Sociali, Scienze della Vita e Scienze e Tecnologia.
Ogni sessione sarà introdotta da un breve intervento di moderazione a cura di allievi e allieve della Scuola Superiore di Catania, scelti in base all’affinità disciplinare, con lo scopo di stimolare un dialogo critico e favorire lo scambio interdisciplinare.
I temi in discussione rispecchiano l’eterogeneità e la ricchezza della ricerca giovanile contemporanea: dalle politiche europee per la riduzione dell’inquinamento atmosferico alle diverse classi di correlazioni quantistiche e alle loro rappresentazioni geometriche; dallo studio di nuovi biomarcatori prognostici nella leucemia mieloide cronica all’analisi sociale e politica dei fenomeni globali emergenti. Questa varietà di prospettive testimonia come Rete di Idee si inserisca pienamente nello spirito di apertura, creatività e contaminazione intellettuale che da sempre caratterizza la comunità della Scuola Superiore e anima, da quasi dieci anni, l’impegno della rete Riasissu.
Un momento centrale del programma sarà la Lectio Magistralis del Prof. Ignazio Spadaro, che interverrà con una riflessione aperta al pubblico, dal titolo “La libertà della ricerca”. L’incontro offrirà un’occasione di approfondimento sui fondamenti etici, culturali e istituzionali che rendono possibile la produzione scientifica, sottolineando il valore della conoscenza come bene condiviso e responsabilità collettiva.
L’iniziativa sarà inoltre arricchita da attività di scoperta del territorio: gli allievi e le allieve della Scuola guideranno i partecipanti in un tour attraverso alcuni luoghi significativi della città di Catania, offrendo uno sguardo sul patrimonio storico e culturale locale. A integrare la tre giorni, l’intervento dell’Associazione Alumni Scuola Superiore di Catania, rappresentata dal presidente Osvaldo Artimagnella, volto a raccontare le attività della rete degli ex allievi e il loro contributo alla vita dell’Istituzione.
L’evento si configura dunque come più di un semplice momento accademico: una vera e propria comunità di pensiero, in cui giovani ricercatori e ricercatrici si confrontano, si ascoltano e costruiscono insieme nuove traiettorie di senso per interpretare il mondo contemporaneo.
Incontro programmato fra le iniziative promosse dall’Università di Catania nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2025
LECTIO MAGISTRALIS
"La Libertà della Ricerca"
Venerdì 21 novembre 2025 | Ore 18:00
Ex Cappella – Villa San Saverio, Via Valdisavoia 9 (CT)
Ignazio Spadaro – Docente | Diritto costituzionale e pubblico Giurisprudenza, Università di Catania
Il dott. Ignazio Spadaro è ricercatore t.d. tipo b) di Diritto costituzionale e pubblico nell’Università di Catania, dove dal 2014 al 2020 ha conseguito la laurea magistrale in Giurisprudenza, la specializzazione in Professioni legali ed il dottorato di ricerca in Giurisprudenza (tutor: Chiar.ma Prof.ssa Adriana Ciancio).
Sin dall’a.a. 2014/15 collabora con le Cattedre di Diritto costituzionale del Dipartimento di Giurisprudenza, dapprima come Tutor didattico e, successivamente, come membro delle relative Commissioni d’esame.
Dopo aver svolto un soggiorno di ricerca presso il Centre d’Études et de Recherches de Sciences Administratives et Politiques di Parigi (2017-2018), dal 2021 al 2024 è stato titolare di un assegno di ricerca di Diritto pubblico comparato nell’Università di Catania. Nel 2022 ha frequentato, con borsa, la Winter School di Diritto costituzionale europeo dell’Università “Julius-Maximilians” di Würzburg e nel 2024 è stato Visiting Researcher presso l’Instituto de Derecho Parlamentario dell’Università Complutense di Madrid.
Partecipa regolarmente, anche come relatore, a Seminari di studio e Convegni scientifici ed è autore di numerose pubblicazioni, tra cui la monografia “Il contrasto allo hate speech nell’ordinamento costituzionale globalizzato” (Giappichelli, 2020).
Abilitato alle funzioni di Professore di II fascia di Diritto costituzionale e pubblico dal 2023 e già titolare di diversi incarichi di docenza presso le Università di Varsavia e Catania, nell’a.a. 2025/2026 cura gli insegnamenti “Istituzioni di diritto pubblico” (Dip. Medicina) e “Diritto sanitario” (Dip. “G.F. Ingrassia”), oltre al Corso UAF “Processo simulato di Giustizia costituzionale” (Dip. Giurisprudenza).
ABSTRACT
Con l’approvazione degli articoli 9 e 33 della Carta repubblicana, che insieme all’art. 34 delineano la nostra «Costituzione culturale» (A. PIZZORUSSO), l’ordinamento italiano ha visto colmare un vuoto di disciplina (rectius, di garanzie) che in epoca monarchica aveva consentito il consolidarsi, dapprima, di una tendenziale sottovalutazione e, poi, anche di un progressivo condizionamento ideologico della ricerca da parte del potere politico. Fenomeno, quest’ultimo, rispetto a cui la lapidaria quanto solenne proclamazione operata dal primo comma dell’articolo 33 («L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento») lascia trasparire una chiara soluzione di continuità, in linea, d’altronde, con l’afflato dichiaratamente «antifascista» che percorre l’intero Testo (S. MATTARELLA).
La giurisprudenza costituzionale, dal canto suo, ha rimarcato che il compito di «promuovere la ricerca scientifica e tecnica», che l’art. 9, co. 1 Cost. assegna alla «Repubblica» in tutte le sue articolazioni, si ascrive ai «Principi fondamentali» dell’intero sistema normativo, in stretta contiguità con quell’eguaglianza sostanziale cui l’art. 3, co. 2 Cost. rimette l’effettività del principio di non discriminazione (art. 3, co. 1 Cost.) e, prima ancora, dello stesso regime democratico (sentenza 21 luglio 2004, n. 256).
Per altro verso si sono posti in passato, e larga parte si pongono tuttora, delicati interrogativi, già di carattere dogmatico. Infatti, l’elevato tasso di metagiuridicità che connota i concetti di “arte” e di “scienza”, insieme al difetto di una nozione universalmente condivisa delle stesse all’interno del corpo sociale, rende talora incerto il perimetro applicativo delle garanzie apprestate alla libertà di ricerca in tali ambiti. Ciò è tanto più vero in corrispondenza di un’attività umana fisiologicamente contigua ma distinta, la divulgazione dei risultati, che nelle sue due forme principali, l’insegnamento e la manifestazione del pensiero, ricade nell’alveo di disposizioni costituzionali ad hoc (rispettivamente, gli artt. 34 e l’art. 21).
Da questo potenziale intreccio discende un problema di “limiti”, il quale, lungi dal potersi confinare sul piano puramente teorico, nelle sedi di elaborazione dell’indirizzo politico, dell’attività amministrativa e della giurisdizione assume tutta la concretezza dell’alternativa tra liceità e sanzione, ogni qual volta l’attività scientifica (o artistica) sia suscettibile di vulnerare altri interessi costituzionalmente protetti, rendendo così necessari delicati bilanciamenti. Basti pensare ai rischi connessi con lo sviluppo del nucleare; alle questioni etiche sollevate dalla sperimentazione in vivo in ambito medico; alla diffusione di teorie socialmente disfunzionali nel campo delle scienze umane (negazioniste, razziste, omofobe etc.).
Accanto a questi temi, che potremmo definire “classici” perché afferenti al cuore della libertà di ricerca come componente della cultura costituzionalistica, l’attualità ne segnala altri che riguardano, ad esempio, l’ammissibilità di condizionamenti tra sapere scientifico e decisione politica, nell’uno come nell’altro senso; la sempre più frequente commistione tra scienza e tecnica a scopo bellico o commerciale; la condizione di precarietà occupazionale e di scarsità delle risorse in cui permane buona parte del mondo accademico, non solo in Italia.
Tutti questi spunti saranno esplorati nel corso della relazione, in prospettiva prevalentemente giuspubblicistica ma con inserti di carattere interdisciplinare, col proposito di stimolare interesse anche negli allievi iscritti a Corsi di studio estranei all’area delle Scienze giuridiche e di favorire, così, l’instaurazione di un proficuo dibattito nel corso dei successivi panels.