Tra magia e realtà. Decifrare la realtà dietro il trucco

L’Ingegnoso inganno: come il cervello costruisce la propria magia

Massimo Polidoro rappresenta una figura di spicco nella divulgazione scientifica in Italia. Storico segretario nazionale del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze), ha dedicato la sua carriera alla divulgazione del pensiero critico attraverso una vasta produzione saggistica focalizzata sull’indagine dei misteri. Nell’incontro dal titolo “La Scienza dell’Incredibile”, l’autore, introdotto dalla Presidente della Scuola, Ida Angela Nicotra e dal prof. Gianluca Giustolisi, attraverso esempi concreti, casi celebri e spiegazioni scientifiche alla portata di tutti, analizza il legame tra metodo scientifico e superstizione, svelando i meccanismi cognitivi che portano anche le menti più razionali a cadere in errore.

Oltre l'Apparenza: Il protocollo scientifico applicato all'insolito

La carriera di Massimo Polidoro affonda le proprie radici in una spiccata intraprendenza intellettuale e nel coraggio di sottoporre al vaglio dell’esperienza ciò che appare inspiegabile. Cresciuto in un’epoca – non digitale – non si è limitato a subire il fascino di UFO, spiriti e facoltà paranormali, ma ha trasformato il dubbio in azione investigativa con fondamento scientifico. La sua ascesa professionale nasce proprio dalla volontà di andare oltre la narrazione sensazionalistica, chiedendosi egli stesso perchè se tali fenomeni fossero davvero autentici, non occuperebbero stabilmente il dibattito pubblico e l’informazione ufficiale?

Mosso da questo desiderio di conoscenza, Polidoro ha saputo trasformare l’interesse giovanile per l’insolito in una ‘missione metodologica’. Il vero punto di svolta, il momento in cui l’intraprendenza si è strutturata in professione, si deve alla lettura dell’opera di Piero Angela sul paranormale. Quel testo ha agito da bussola epistemologica, orientandolo verso un rigoroso metodo scientifico fondato sul dubbio sistematico, seguendo la scia del pensiero di Cicerone e Galileo.

Questa spinta a ‘provare per credere’ lo ha condotto fino a James Randi, l’illusionista che per primo ha mostrato come smascherare l’inganno attraverso la conoscenza dei trucchi del mestiere. Da questo incontro, Polidoro ha consolidato la base del suo percorso: la creazione di un protocollo d’indagine sistematico. Ogni singolo caso viene affrontato come un’entità a sé stante, studiato analiticamente nei minimi dettagli e sottoposto a una verifica empirica che non ammette approssimazioni. In questo senso, la sua carriera non è stata solo il frutto di una passione, ma la costruzione metodica di una disciplina che fa dell’audacia della ricerca e del rigore della prova i suoi pilastri fondamentali.

Questa necessità di distinguere il fatto empirico dalla suggestione si ricollega alla figura di Albert Einstein, icona della scienza del Novecento. Sebbene l’interesse dello scienziato per il ‘mistero’  possa apparire antitetico al rigore razionale, esso ne costituisce in realtà il presupposto ontologico: la ricerca scientifica si configura intrinsecamente come un’indagine dell’ignoto, laddove la conoscenza non ha ancora strutturato risposte definitive.

Sotto il profilo metodologico, l’approccio scientifico presenta profonde analogie con la logica deduttiva di stampo investigativo. Non è un caso che il modus operandi dello scienziato ricalchi fedelmente quello di un detective analitico alla Sherlock Holmes: entrambi rifiutano le conclusioni affrettate per affidarsi a un protocollo rigoroso e sequenziale. Il processo si articola in fasi graduali: si parte dall’osservazione analitica del fenomeno, si procede con la raccolta sistematica delle evidenze, per poi giungere alla formulazione di ipotesi che non restano mai teoriche. Il cuore del metodo risiede infatti nella validazione empirica: ogni intuizione deve superare il vaglio dell’esperimento e della verifica dei fatti. Solo attraverso questo protocollo di verifica costante è possibile trascendere l’apparenza e pervenire a una comprensione oggettiva della realtà.

Impariamo così che non sempre ciò che vediamo corrisponde alla realtà. Come osservava perspicacemente Sherlock Holmes rivolgendosi a Watson, esiste una distinzione netta tra l’atto fisico di ‘guardare’ e la capacità analitica di ‘vedere’. Questa discrepanza nasce dal fatto che l’essere umano non è un elaboratore logico perfetto; al contrario, come teorizzato dal neuroscienziato Antonio Damasio, siamo ‘macchine emotive che ogni tanto pensano’, in cui l’istinto e il sentimento precedono e modellano il ragionamento.

Questa architettura mentale affonda le radici nel nostro passato evolutivo. Biologicamente, il nostro cervello è ancora quello dei cacciatori-raccoglitori, programmato per la sopravvivenza immediata piuttosto che per l’analisi statistica. Per economizzare le proprie risorse, il cervello utilizza costantemente delle ‘scorciatoie’ cognitive, filtrando la realtà e selezionando solo gli stimoli ritenuti cruciali. Daniel Kahneman descrive questa dinamica attraverso la dicotomia tra pensieri lenti (razionali e faticosi) e pensieri veloci (istintivi e automatici). Poiché il nostro cervello è pigro, predilige i pensieri veloci, rendendoci strutturalmente vulnerabili alla disinformazione e ai condizionamenti rapidi, ad esempio, dei social media. Questa necessità di elaborazione rapida ci spinge a cercare incessantemente schemi e significati anche dove non esistono (vedere volti nelle nuvole o sulla superficie di Marte).

Tuttavia, continua sostenendo il divulgatore, il vero enigma non risiede in queste piccole illusioni ottiche, ma in un quesito più profondo: perché persone colte, intelligenti e analitiche arrivano a lasciarsi sedurre dal paranormale, dalle pseudoscienze o dalle teorie del complotto, mettendo in dubbio verità scientifiche consolidate?

L’intelligenza, infatti, non costituisce uno scudo impenetrabile contro l’irrazionalità. Un esempio emblematico è offerto da Sir Arthur Conan Doyle: il creatore di Sherlock Holmes, simbolo supremo della logica deduttiva, egli era paradossalmente un assiduo sostenitore dell’esistenza di spiriti e fate. Nonostante il legame di amicizia con l’illusionista Harry Houdini, celebre per la sua instancabile opera di smascheramento dei medium, Doyle scelse di ignorare l’evidenza. Arrivò persino a elaborare una teoria complessa per giustificare le proprie credenze, sostenendo che Houdini stesso fosse un potente medium in grado di smaterializzarsi, e che usasse il suo talento solo per celare le sue reali doti soprannaturali.

 

Oltre il possibile: l'illusione svelata

In conclusione, il messaggio che Massimo Polidoro — scrittore, docente e divulgatore — ha lanciato al pubblico dei SUPERTalks al Teatro San Giorgi di Catania, non è un invito a rinunciare al sogno, ma a sostenerlo con la forza della ragione. La scienza agisce come uno strumento prezioso capace di ampliare il nostro ‘fascio di luce’ nell’oscurità dell’ignoto, permettendoci di trovare risposte oggettive e documentate.

Il cardine del suo intervento ha richiamato il valore imprescindibile del metodo scientifico, una bussola che da Galileo Galilei ad oggi resta un punto di riferimento insuperato. Citando il celebre monito di Carl Sagan, Polidoro ha ribadito che «affermazioni straordinarie richiedono prove altrettanto straordinarie»: un principio fondamentale per chiunque voglia navigare tra le insidie della disinformazione senza cadere vittima di inganni.

 

L’invito finale è dunque quello di arrivare ad un sapiente equilibrio intellettuale: accogliere il nuovo con curiosità, sì, ma senza mai smarrire la bussola della ragione. Richiamando il principio galileiano del dubitando ad veritatem pervenimus, il divulgatore afferma che esplorare l’ignoto richiede una mente aperta, ma dotata di filtri critici così solidi da non “lasciar cadere il cervello per terra”. La libertà di pensiero risiede esattamente qui: nel saper coniugare lo stupore della ricerca con il rigore della prova.

Chiara Calì, allieva SSC UniCT

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