Echi letterari

Cosa raccontano i libri di chi li ha scritti? Le storie del passato, il nostro approccio alla lettura, cosa è cambiato dall’invenzione della stampa a oggi? Conoscere la vita di un’opera significa partire dall’inosservabile, dai processi creativi che si muovono silenziosamente attraverso storie di censure, ipotesi di falsa o mancata autorialità fino ad arrivare ad apocrifi la cui fama è riconosciuta, gli originali assenti o smarriti. A raccontare queste storie interviene Luca Cena, librario antiquario e divulgatore culturale che, dalla sua libreria nel cuore di Torino, è presto diventato un riferimento per gli esperti del settore e gli amanti del collezionismo librario. 

Nel suo ultimo libro Un destino già scritto, Storie di libri che hanno sfidato l’oblio (Sperling & Kupfer, 2026) l’autore narra del destino di dieci opere che si scontrano con il loro tempo, che cercano di esistere, e pretendono che così sia, anche quando regimi ed editori si oppongono a ciò che la storia non vuole dirci. Luca Cena narra di libri ma, soprattutto, parla della vita degli uomini e delle donne che li hanno scritti, dei sogni che hanno tradito, di quelli che non gli è stato concesso vivere.

Divulgare i libri nella loro totalità, dai processi di costruzione (gli usi materiali, le legature, la presenza di miniature) fino ad arrivare alle storie che precedono la loro scrittura, perché ancora oggi, soprattutto oggi, è necessario?

Il libro è uno strumento, un veicolo di trasmissione, e in un’epoca in cui la strada del digitale diventa sempre più la soluzione per maggior praticità, efficacia e velocità, i libri trovano nella materialità l’elemento più caratterizzante e identitario. È impossibile pensare che possa competere con i nuovi strumenti. Quando Gutenberg inventò la stampa a caratteri mobili la produzione di manoscritti subì immediatamente un ridimensionamento, ma non scomparve. Anzi, il manoscritto scoprì nella sua nuova dimensione un ruolo più elevato e prestigioso. Gli strumenti digitali diventano, quindi, indispensabili per la trasmissione dell’informazione, mentre per il libro fisico si prospetta una funzione più esperienziale, fisica, e irraggiungibile per il mezzo elettronico. Conoscere, approfondire e divulgare questo accesso all’esperienza è il miglior modo per permettere ai libri di rimanere nelle nostre vite.

Nella sua ultima pubblicazione racconta lo sfondo storico e travagliato di dieci opere importanti nella nostra tradizione letteraria. Quale di queste storia l’ha affascinata di più?

Dal punto di vista umano sicuramente quella di Bruno Schulz. Un libro, Il Messia, scomparso nel nulla il giorno in cui l’autore fu ucciso per strada da un ufficiale della Gestapo per una crudele ripicca contro un altro ufficiale che proteggeva lo scrittore. Più approfondivo quella vicenda e più mi rendevo conto che la vera storia, che ancora oggi merita di essere ricordata, non era quella contenuta nell’opera perduta ma dell’essere umano che l’aveva concepita.   

Tra queste opere configurano anche testi di cui il codex originario o l’ editio princeps risultano sconosciuti a causa di censure e interpolazioni da parte di amanuensi e copisti. Come cambierebbe la percezione letteraria di un’opera, come la Divina Commedia, qualora un suo autografo venisse ritrovato?

Sicuramente scatenerebbe un terremoto in ambito filologico ma questo non intaccherebbe in nessun modo la vera forza della Commedia. L’immortalità di Dante è dovuta a cosa ha scritto, più che a come. Senza dubbio il fatto di aver reso accessibile il testo grazie all’uso del volgare è stato fondamentale per il successo dell’opera, così come l’abilità stilistica del poeta, eppure oggi noi leggiamo Dante per la forza smisurata del suo contenuto che, dopo settecento anni, continua ad essere attuale. 

Scopriamo ancora come i Canti Orfici di Dino Campana rappresentino la capacità di uno scrittore, già detto folle, di reinventarsi dagli sbagli di un editore che smarrisce il manoscritto affidatogli. Quanto questo errore ha determinato la fama di Campana?

Ha determinato la sua fama ma ancor più la sua esistenza. Campana non ha mai trovato scampo ai suoi tormenti, nuotava in perenne affanno in correnti contrarie, quasi come se questo non fosse il suo mondo. E proprio per questo motivo la sua scrittura è così visionaria. La vita lo perseguitava ma lui non demordeva perché, in fondo, l’ha sempre amata. Quando si accorse che il manoscritto originale dei Canti era andato perduto lo riscrisse a memoria e pubblicò a sue spese, con una forza e un’ostinazione che riflettono perfettamente il suo desiderio di rimanere.

E, ancora, quanto incide l’attività redazionale, dai processi di scrittura a quelli di promozione, nella diffusione di un’opera?

Ha sempre inciso in modo determinante, però oggi assistiamo ad un cambiamento importante. In passato la qualità del testo, che è l’elemento che crea il potenziale, era imprescindibile. Oggi invece il posizionamento editoriale, che determina a chi arriva quel libro, e la promozione, quanto lontano arriva, sono diventati predominanti. Ciò comporta inevitabilmente lo spostamento del baricentro di questo processo e, nella maggior parte, dei casi la scrittura diventa un’attività strategica più che creativa.

Nel suo libro si parla anche di una parola che viene messa a tacere ancor prima di nascere. Che importanza ha avuto la censura nei processi di (non) affermazione di opere quali Vita e destino di Vasilij Grossman o Il messia (scomparso con l’assassinio del suo autore) di Bruno Schulz?

La censura è stata una risposta spesso violenta alla forza e all’efficacia dei libri: quanto più un testo era incisivo, tanto più veniva percepito come pericoloso e scomodo. Ancora oggi assistiamo a forme di censura, talvolta esplicite, talvolta più sottili. In alcuni Paesi è ancora vietato pubblicare, distribuire o leggere determinati autori. Tuttavia, lo strumento più diffuso non è più l’elenco ufficiale dei libri proibiti, ma l’oblio. Le dinamiche del mercato editoriale e l’enorme quantità di nuovi titoli pubblicati ogni anno sono i mezzi più efficaci per mettere a tacere voci e opere scomode. Si può ancora avere il coraggio di scrivere testi dissidenti, ma spesso è il mercato stesso a respingerli, facendoli scomparire rapidamente senza bisogno di ricorrere a una censura dichiarata.

Lei ci insegna come il valore economico di un’opera non sia sempre da correlare alla sua antichità. Quali sono gli altri fattori che contribuiscono a spiegarci perché una prima edizione di Harry Potter (Salani, 1998) possa valere più di una cinquecentina?

Il meccanismo che rende un testo ambito sul mercato è relativamente semplice: quanto più un’opera è desiderata, tanto maggiore sarà il suo valore, soprattutto in rapporto alla sua reperibilità. Non sorprende, quindi, che oggi una prima edizione di Harry Potter sia più richiesta di un’opera classica come l’Orlando Furioso. La differenza, però, non risiede solo nell’antichità o nel prestigio letterario dei testi: è soprattutto una questione di memoria culturale e di attenzione del pubblico. Ludovico Ariosto è un gigante della letteratura italiana, ma oggi la sua fama è limitata a contesti scolastici o accademici. Al contrario, la Rowling ha creato un fenomeno culturale globale, capace di coinvolgere generazioni intere e di mantenere vivo l’interesse per la sua opera. Così, il valore economico di un libro non è più legato soltanto alla sua importanza storica o alla sua rarità fisica, ma alla combinazione di desiderio collettivo, notorietà dell’autore e capacità del testo di restare presente nell’immaginario contemporaneo.
Conta quanto un ‘opera riesca a rimanere viva nella coscienza del pubblico. Senza lettori che lo cercano anche un capolavoro può diventare, di fatto, invisibile sul mercato.

La realtà di un libraio antiquario vive a metà tra la dimensione della conoscenza e quella del mercato librario. Cosa accadrebbe se la cultura del libro si limitasse a un acquisto crescente dai collezionisti e ad una conseguente minore presenza nelle biblioteche internazionali?

È uno scenario impossibile. Le biblioteche, non solo internazionali ma anche italiane, dispongono della quasi totalità delle opere pubblicate dall’inizio della storia del libro e ogni giorno acquisiscono libri che non entreranno mai più nel mercato. Essendo un oggetto che nasce come multiplo, quindi presente in svariate copie, il libro antico permette la sua fruibilità sia a un ambito privato che pubblico senza che quest’ultimo possa risentirne. L’accesso a opere antiche sarà sempre garantito dalle istituzioni pubbliche. La vera domanda è una: le biblioteche hanno gli strumenti e le risorse necessarie per permettere al pubblico di accedere liberamente ai tesori che custodiscono?

Un’ultima domanda. Qual è il libro che la fa ritornare bambino?

Le avventure del barone di Münchhausen di Rudolf Erich Raspe. 

Chi è Luca Cena

Luca Cena è libraio antiquario e divulgatore.

È il titolare di un’importante libreria nel cuore di Torino e nel 2023 ha iniziato a pubblicare video su TikTok, Instagram e YouTube.
Da allora, ogni giorno parla di libri antichi e rari a un numero sempre più vasto di persone ed è diventato sui social un punto di riferimento nel suo settore.

Nel 2024 ha pubblicato per Mondadori Electa Il Biblionauta.

Josè Ruggeri, Allievo SSC UniCT

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