Claudia Galati - A cura di Arianna Pedone, Allieva SSC
Catania, 13 marzo 2026
Giurisprudenza, Agenzia delle Entrate e ora l’Assemblea Regionale: il tuo curriculum parla di una serie di traguardi raggiunti uno dopo l’altro. Ma guardando indietro, qual è stata la “scintilla” o il momento in cui hai capito che la tua strada era quella di servire le istituzioni? E come hai vissuto personalmente il passaggio da un ruolo tecnico come quello tributario a uno più istituzionale all’ARS?
Faccio una premessa: parlare di sé sembra semplice, ma non essendo abituata preferisco mettere in ordine le idee.
Ho deciso di studiare Giurisprudenza per una sorta di tradizione familiare; i miei genitori sono entrambi avvocati e mi hanno indirizzata verso questo percorso. Col senno di poi hanno fatto bene, perché alla fine del liceo non avevo le idee chiare.
Per la mia formazione, la Scuola Superiore di Catania è stata una tappa fondamentale che mi ha portata a capire “che avrei voluto servire le Istituzioni”. Sapevo che non avrei voluto fare l’avvocato: pur avendo conseguito il titolo dopo la laurea, sentivo che non era il mio campo. Sono sempre stata una persona “da ufficio”. L’idea di mettere le mie energie al servizio del Paese e restituire allo Stato-comunità quello che avevo ricevuto l’ho sempre trovata gratificante. Per questo ho deciso subito di studiare per i concorsi.
Inizialmente, come molti, pensavo alla magistratura e mi preparai per quel concorso. Non lo superai, mi fu utile tuttavia per capire che neanche quella era la mia strada: per quanto affascinante, resta un lavoro solitario e non mi convinceva del tutto. Nel frattempo feci il concorso per l’Agenzia delle Entrate. Quando iniziai, fu amore a prima vista: il lavoro tecnico richiesto mi piacque moltissimo.
Il passaggio verso l’ARS è nato dalla voglia di mettermi in gioco in un nuovo ruolo. Quello del Consigliere è un lavoro “invisibile”, che si svolge nelle retroguardie della politica e non ha un pubblico. Inizialmente non avevo un’idea chiarissima di cosa sarei andata a fare, ma devo dirti che non ho percepito una grande differenza operativa rispetto al mio precedente incarico: anche il ruolo del Consigliere ha un elevato grado di tecnicità. Cambiano le materie – oggi mi occupo prevalentemente di diritto amministrativo, costituzionale e procedura parlamentare – ma l’approccio resta profondamente tecnico. Per questo il passaggio è stato molto morbido.
Il tuo percorso è caratterizzato da una serie di successi in concorsi pubblici molto selettivi. Qual è il segreto per gestire la pressione e la preparazione di sfide così impegnative a pochi anni dalla laurea?
In realtà, ho affrontato il concorso in Agenzia delle Entrate dopo il diploma di specializzazione. Dopo la laurea sono andata a Roma per la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali, un biennio che preparava ai concorsi e all’esame da avvocato. Finito il percorso, partecipai al concorso in Agenzia delle Entrate perché era il primo a essere bandito; all’epoca, a differenza di oggi, c’era pochissima scelta nella Pubblica Amministrazione.
Se esiste un segreto, per la mia esperienza, è semplicemente studiare. Sembra banale, ma è così.
Inoltre, pur essendo tendenzialmente ansiosa, mi ha aiutato affrontare queste prove con serenità, pensando di non aver nulla da perdere. Se dovessi dare un suggerimento, direi di affrontare lo studio quasi “divertendosi”. Sembra paradossale o ridicolo, ma funziona: arrivare all’esame con la consapevolezza di aver fatto il massimo, ma avendo vissuto lo studio con un atteggiamento positivo. Se lo affronti con negatività, quella stessa sensazione influenzerà il risultato. Credo molto nel potere della serenità applicata allo studio.
La Scuola Superiore dell’Università di Catania promuove un modello di formazione d’eccellenza di tipo interdisciplinare. In che modo l’abitudine al confronto con colleghi di ambiti diversi (umanisti, scienziati, medici) ti ha aiutata a sviluppare quella visione “laterale” necessaria oggi per chi lavora nei vertici amministrativi dello Stato?
Il confronto mi ha aiutata moltissimo e fa davvero la differenza. Mi rendo conto che quanti non hanno avuto la mia esperienza vivendo in ambienti più “chiusi”, fatica ad avere uno sguardo ampio. Il confronto interdisciplinare ti obbliga a semplificare il tuo bagaglio tecnico per renderlo chiaro a chi si occupa di altro, e gli altri fanno lo stesso con te. Se parliamo solo tra giuristi, tra fisici o tra medici, non abbiamo bisogno di semplificare; anzi, la complessità della conversazione aumenta. Questo è fondamentale in certi contesti, ma non sempre.
Imparare a spiegare le cose in modo chiaro mi ha dato un metodo per gestire la complessità, che è uno dei grandi problemi della nostra epoca. Gestire la complessità è possibile imparando a semplificare il pensiero. Io l’ho imparato così: parlando a pranzo con il fisico, il medico o il letterato seduti accanto a me.
Il tuo lavoro all’ARS è fatto di regole, emendamenti e procedure rigidissime, ma fuori dal Palazzo chi è questa giovane funzionaria? C’è una passione, un libro o un interesse “fuori curriculum” che ti aiuta a ricaricare le pile e che magari, paradossalmente, ti ha dato una marcia in più anche nel tuo rigore professionale?
Sono una persona abbastanza inquadrata: mi dedico quasi esclusivamente al lavoro e non ho mai avuto “grandi passioni” travolgenti. Chiaramente nel tempo libero esco e mi piace viaggiare, ma amo soprattutto il turismo culturale. Appena ho un minuto vado a visitare monumenti o mostre: è così che ricarico le pile. Soprattutto qui a Palermo, che è una città bellissima, vado a caccia di palazzi, chiese o passeggiate guidate che ancora non conosco. Lo faccio ovunque io vada, che sia per lavoro o per svago.
Come si spiega a chi non è del settore quanto sia emozionante (o faticoso) vedere una legge che nasce da zero e finisce sulla carta, sapendo che cambierà la vita dei siciliani?
È molto emozionante. Poi, come in tutti i lavori, una parte diventa routinaria, quindi forse l’emozione è più forte all’inizio, quando non sei abituato a vedere il processo dall’interno. Colpisce molto il momento della discussione in Aula, quando i parlamentari prendono la parola per spiegare perché hanno voluto una determinata misura e cosa intendono realizzare. In quel momento capisci cosa c’è dietro il tecnicismo dei testi legislativi: parole che racchiudono le necessità e i problemi reali dei cittadini.
Per saperne di più sul percorso professionale di Claudia, leggi l’intervista di approfondimento sulla pagina di Alumni SSC!