Allievi della SSC in visita presso la sede storica di Via Solferino del Corriere della Sera.
Per capire meglio la natura delle informazioni, così come, del resto, di tutto nella vita, una delle migliori strade percorribili è quella di risalire alle origini, alle “fonti” per così dire, e vedere dove e come queste nascono, si formano e prendono vita. Così, noi allievi della SSC, selezionati per l’interesse mostrato verso l’ambito giornalistico durante il laboratorio guidato dal fotografo e giornalista Fabrizio Villa, ci siamo recati personalmente alla sede del Corriere della Sera lo scorso 5 maggio.
Ad accompagnarci, la Presidente della SSC, la Prof.ssa Ida Nicotra, il Direttore della Scuola, Dott. Armando Conti e le Dott.sse Cristina Colonna e Rita Cristaldi, staff della Scuola, il cui supporto organizzativo è stato essenziale per la riuscita della visita.
A guidarci, invece, in questo percorso di scoperta all’interno della sede storica di via Solferino sono stati Francesca Tramma, responsabile degli archivi storici, il direttore de la Lettura Antonio Troiano e lo stesso Fabrizio Villa, punto di raccordo fondamentale tra la Scuola e il giornale per la realizzazione di questa esperienza.
L’appuntamento davanti al palazzo progettato dall’architetto Luca Beltrami, scelto nel 1904 da Luigi Albertini per ospitare la redazione, ha segnato l’inizio di questo viaggio. Un edificio tanto sobrio quanto elegante, tanto solenne quanto accogliente: è sicuramente il volto, quantomeno strutturale, della testata. La sensazione di noi spettatori è stata quelle di essere piccoli dinnanzi alla storia viva che quelle mura hanno accolto.



Una volta entrati, il percorso si è fatto sempre più intenso. Salendo le scale abbiamo scorto curiosi le immagini di chi, prima di noi, ha varcato la stessa porta per lavorare e dedicare la propria vita alla ricerca della verità. Fra loro, molti siciliani come Pirandello, Sciascia, Capuana e Verga.
È forte l’emozione nel rendersi conto dell’importanza del luogo: la sede di un giornale è un posto esigente, richiede serietà e dedizione. Ti mette a nudo di fronte al fatto che la notizia nasce fuori da quelle stanze, ma vi entra per essere sviluppata, verificata e comunicata; non ci sono scorciatoie che tengano.
Raggiunto il piano nobile, abbiamo varcato le porte della sala in cui ogni giorno si riuniscono i direttori e le direttrici per confrontarsi sulle scelte migliori per il giornale. In quella stanza abbiamo avuto l’onore di ascoltare il direttore, Luciano Fontana, parlarci della sua esperienza. Partito come giornalista quando ancora la penna era l’unica vera alleata, nei suoi anni di direzione ha attraversato i grandi progressi tecnologici degli ultimi tempi. Ci ha spiegato come vengono gestite le notizie oggi, parlandoci dell’incessante motore giornalistico attivo h24, e dello sviluppo della redazione web, nata per far fronte alla necessità impellente di un’informazione rapida, immediata. Sono stati toccati temi fondamentali come l’intelligenza artificiale, l’importanza dell’indipendenza nel settore e il contrasto alla disinformazione. Nel luogo in cui l’informazione prende forma si è discusso riguardo la difficoltà odierna non tanto di trovare una notizia, ma di trovarne una che sia vera. È per questo che le persone che abbiamo conosciuto hanno fatto della loro passione un credo, battendosi quotidianamente per “trovare una storia, essere chiari, scrivere un articolo”. Questo è l’unico vero giornalismo possibile, quello in cui la verità vale più di ogni altro compromesso. Il resto, sono ipotesi, racconti, pubblicità.



Per addentrarci nella storia del giornale, Francesca Tramma ci ha presentato un itinerario per immagini. È impossibile riportare qui 150 anni di storia di una testata (che ricorrono proprio in questo 2026), ma una cosa va detta: il giornalismo non è solo raccontare l’oggi. Un ottimo giornalista, dall’analisi del presente, può arrivare a comprendere le dinamiche del futuro. È il destino dei veri studiosi: cogliere nel presente le chiavi di lettura del futuro e nel passato quelle per leggere il presente. Difatti ci sono state mostrate vecchie copie del giornale in cui si prevedeva il progresso tecnologico che stiamo vivendo, critiche dell’avvenire in cui delle donne si ipotizzava la parità di genere o la superiorità rispetto agli uomini; abbiamo letto articoli sul futuro traffico ingestibile delle città o su argomenti ancora oggi al centro di polemiche, come un pezzo del 1965 che annunciava l’imminente realizzazione del Ponte sullo Stretto. Tutto ciò è stato stimolante, ancor di più: sorprendente.
Giunti a metà percorso, siamo passati allo scrigno degli archivi storici. Sempre guidati dalla Dott.ssa Tramma, abbiamo sfogliato pagine “passate”, disegni e schizzi di chi ha dato forma visiva al giornale. Qui abbiamo ritrovato l’importanza delle immagini, la stessa che ci ha trasmesso Fabrizio Villa nel suo corso: la necessità di vedere ciò di cui si parla per immergersi nella realtà. È stato un momento di pura curiosità, in cui abbiamo ammirato quelle pagine ingiallite che parlano di ciò che siamo stati e, di riflesso, urlano ciò che siamo oggi.







Infine, con questo carico emotivo, abbiamo raggiunto la redazione che si occupa de la Lettura. Lì, il direttore Antonio Troiano ci ha mostrato le stanze in cui si studia per dar vita a contenuti validi e ci ha generosamente concesso il suo tempo per rispondere ad alcune domande. Prima di uscire, ci è stata donata una tote bag del giornale con l’ultima edizione cartacea, un’antologia sulla storia e l’iconografia del supplemento e il libro Dantedì – visioni contemporanee del poeta.
Fuori da quelle mura, conserviamo tutto ciò che abbiamo osservato e percepito. Oggi la sfida per noi studenti e futuri giornalisti è tanto chiara quanto ardua: saremo capaci di raccontare quello che gli altri non vedono? È la stessa domanda che, forse, si ponevano anche le donne e gli uomini venuti prima di noi. Quello che possiamo fare è seguire il consiglio di Troiano: cercare una storia, essere chiari e, “semplicemente”, scrivere l’articolo.
L’Intervista ad Antonio Troiano
A cura degli allievi Emanuele Castorina, Arianna Pedone e Josè Ruggeri.
Emanuele Castorina: Oggi credo sia difficile orientarsi nella lettura di un giornale. Visto che “la Lettura” è un settimanale, perché non trasformarlo in un formato più compatto, magari un libricino con un indice chiaro per facilitare la consultazione?
Sono due scelte diverse. Il supplemento culturale nasce per essere integrato al quotidiano e deve quindi rispettarne il formato, anche per ragioni di distribuzione nelle edicole. Tuttavia, è un prodotto che richiede fidelizzazione: se lo leggessi con regolarità, impareresti a orientarti tra le pagine in poche settimane. Speriamo che l’aula sia sempre quella, che i lettori siano quelli, che quindi vengano a vedere il nostro prodotto con regolarità e a quel punto che esso possa diventare familiare. Detto ciò, è vero che dobbiamo lavorare per semplificare sempre di più la grafica.
Arianna Pedone: Siamo abituati a un’informazione frammentata. Come si può riabituare la gente alla lettura che richiede tempo, attenzione e spirito critico? E quale consiglio darebbe a un giovane che vuole entrare oggi in questo mondo?
Non esistono formule magiche. L’interrogativo su come convincere le persone a leggere e indirizzarle alla lettura è una costante, ci hanno provato in tanti ma non ci è riuscito a nessuno. Secondo me, l’unica soluzione è una revisione totale del sistema scolastico: un investimento sui prossimi vent’anni. Non credo nei bonus, non sono una soluzione a lungo termine, ma credo in una nuova educazione che parta dalle famiglie e dagli insegnanti. È come piantare un bosco: ci vuole tempo. Se la politica non si convince di questo non si può andare lontano. Per quanto riguarda la professione, bisogna pensarci bene. È un lavoro totale, che richiede un sacrificio altissimo e spesso non si concilia con i ritmi di una vita normale. È un’avventura straordinaria, ma richiede un lungo tirocinio, quasi come per un medico: bisogna studiare e leggere ogni giorno per imparare davvero il mestiere.
Josè Ruggeri: Una domanda sul processo che va dall’informazione, che noi acquisiamo tramite la lettura dal giornale, all’azione, quindi la creazione di un essere consapevole di quello che fa. Quanto incide oggi la lettura del giornale sulle persone rispetto al passato?
Paradossalmente incide molto di più oggi. In passato il giornale serviva ad alfabetizzare e raccontare un mondo che pochi conoscevano. Ora invece gli strumenti che raccontano il mondo sono tantissimi, ma quanti sono certificati? Quanti possiamo dire che ci danno una versione neutra o quanto per più possibile neutra? Oggi l’unico strumento che da quell’orientamento è un’informazione certificata. Quindi io penso che incida molto di più. Sicuramente il problema del ventunesimo secolo è la disinformazione.
Josè Ruggeri: Lei sente di aver sacrificato qualcosa per seguire il suo sogno?
Il sacrificio si mette in conto se è ciò che vuoi davvero. Fare il giornalista era il mio sogno, quindi a me non è pesato, ma è pesato ai miei cari. Ho dovuto rinunciare a saggi di danza, vacanze o momenti di famiglia perché il lavoro chiamava. La verità è che ogni giornalista convinto è felice e il vero problema è che siamo felici quando siamo qui dentro. A voi, ragazzi, in bocca al lupo per tutto.

Arianna Pedone, Redazione SSC UniCT
"Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? [...] E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io nell'accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d'intenderci; non ci siamo intesi affatto." Luigi Pirandello
E dunque la Scuola Superiore di Catania?
La formazione d’eccellenza è uno degli asset principali della Scuola Superiore di Catania. Gli allievi, in parallelo alle lezioni all’università, seguono in loco i corsi specialistici e vivono occasioni di formazione uniche.
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Sono frequenti le possibilità per gli allievi di conoscere personaggi del mondo della cultura e della scienza, oltre che menti brillanti del mondo accademico, italiano e internazionale, e poter con loro dialogare direttamente attraverso interviste, colloquia, attività redazionali.
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