Luca Naso - A Cura di Silvia Majorana, ex-Allieva della Scuola Superiore di Catania e socia di Alumni SSC

Catania, 20 luglio 2026

Luca Naso è CEO e fondatore di Koexai, startup innovativa che sviluppa soluzioni di Data Science e Generative AI per imprese e ricerca scientifica fondamentale.

Come da te dichiarato, il tuo percorso nasce dalla ricerca e dall’interdisciplinarietà, due parole molto care alla mission della Scuola Superiore di Catania (SSC). Dalla fisica all’astrofisica, fino all’imprenditoria nell’ambito della Data Science e della Generative AI, hai attraversato ricerca scientifica, innovazione e impresa. Che ruolo ha avuto l’esperienza alla SSC nel dare forma a questo cammino così variegato?

Quando sono entrato alla Scuola Superiore di Catania, la SSC era giovanissima, non ancora un’istituzione con una lunga tradizione, bensì un progetto che prendeva forma anche grazie al nostro contributo. Ricordo ancora una Scuola molto concreta e provvisoria: la sala informatica era stata ricavata da una stanza da letto e Villa San Saverio sembrava quasi un Godot che tutti aspettavano.

La SSC, ai miei tempi, era molto orientata alla ricerca. Sarebbe una forzatura dire che mi abbia formato direttamente all’impresa. Però mi ha dato qualcosa di più profondo e duraturo: mi ha insegnato a stare dentro ambienti esigenti, a confrontarmi con persone molto diverse da me, a prendere sul serio il pensiero critico. Per me pensare criticamente significa saper ascoltare, cercare consigli, accogliere punti di vista differenti, anche quando mettono in discussione le proprie convinzioni, e poi assumersi la responsabilità di decidere in autonomia.

Se guardo oggi il mio percorso, apparentemente molto variegato, vedo un filo conduttore: il desiderio di dare forma alla complessità. Prima nella fisica e nell’astrofisica, poi nei dati, nell’AI, nelle aziende e nelle comunità. La SSC è stata una delle prime palestre in cui ho imparato che la complessità va attraversata con metodo, apertura e responsabilità.

Anche nel tuo percorso, così come in quello di tanti altri nostri soci, si registrano diverse esperienze internazionali, che ti hanno portato da Oxford fino a Pechino. Che cosa ti hanno lasciato questi periodi all’estero e cosa ti ha motivato, a un certo punto, a riportare competenze e progetti in Sicilia?

Le esperienze all’estero mi hanno lasciato moltissimo, ma non soltanto dal punto di vista accademico o professionale. Ho sempre cercato di vivere pienamente i luoghi in cui mi trovavo. A Oxford, ad esempio, ho imparato a ballare la salsa, in Cina ho studiato la lingua e ho vissuto in un contesto culturale completamente diverso dal mio. Queste esperienze mi hanno fatto capire che l’internazionalità è aprirsi alla diversità del mondo e lasciarsi trasformare dai luoghi e dalle persone che si incontrano.

Non ho mai vissuto l’estero come una fuga, né la Sicilia come una destinazione obbligata di ritorno. Cercavo problemi interessanti su cui lavorare e ambienti stimolanti in cui potessi crescere. Allo stesso modo, quando sono tornato in Sicilia, non l’ho fatto dentro la retorica del rientro, ma perché avevo deciso di lasciare la ricerca accademica: sentivo di avere completato una fase importante della mia vita. Nel frattempo, però, era nato un altro desiderio: lavorare con le tecnologie digitali, con i dati. Le circostanze, il caso e la rete di relazioni hanno fatto sì che una delle opportunità più concrete fosse in Sicilia. E’ così che ho iniziato ad applicare la Data Science al mondo del business.

Che cosa ti ha spinto a passare dagli studi di fisica e astrofisica all’occupazione nel settore della Data Science e dell’AI? Che cosa ti affascina di più di questo campo oggi, e perché pensi che sempre più giovani stiano guardando a queste discipline?

Per me il passaggio dall’astrofisica alla Data Science è stato meno brusco di quanto possa sembrare. È cambiato l’oggetto di studio, ma non il modo di pensare: in entrambi i casi si creano modelli per affrontare sistemi complessi. In astrofisica il valore sta nella comprensione di un fenomeno naturale; nella Data Science sta nel supportare persone e organizzazioni nelle loro attività e decisioni.

Il Machine Learning ha ampliato quello che possiamo fare con i computer, permettendo di affrontare problemi per i quali non conosciamo una soluzione esplicita, ma disponiamo di grandi quantità di dati che la contengono in forma implicita. La Generative AI aggiunge un ulteriore livello, consentendo alle macchine di “comprendere” ed operare in linguaggio naturale e di utilizzare la conoscenza codificata dall’essere umano nei testi e nel codice sorgente.

Capisco perché molti giovani siano attratti da queste discipline: sono vive, veloci e piene di possibilità. Ma non bisogna confondere la velocità con la profondità. Diventare esperti richiede studio, esperienza e umiltà, non solo l’accesso a strumenti potenti. Quello che mi affascina di più dell’AI è vedere come un approccio matematico-scientifico rigoroso, unito a strumenti tecnologicamente avanzati, possa creare valore nella vita quotidiana delle persone e delle organizzazioni.

Sei stato tra i soci fondatori dell’associazione Alumni della Scuola Superiore di Catania, contribuendo a costruire una rete tra generazioni diverse di allievi. Cosa può significare per uno studente che entra oggi sapere di far parte di una rete che continua nel tempo?

Per uno studente che entra oggi alla SSC, sapere di far parte di una rete che continua nel tempo può dare prospettiva. Quando siamo entrati noi, la Scuola era talmente giovane che il nostro orizzonte era quasi solamente nel presente, e la storia ancora da scrivere. Oggi, invece, uno studente entra non soltanto in un percorso formativo, ma in una storia più grande di lui o di lei. Questo aiuta a vivere il proprio percorso non come una sequenza isolata di esami, risultati e scadenze.

Una rete Alumni non dovrebbe essere soltanto un elenco di contatti o una vetrina di carriere brillanti, ma uno spazio in cui chiedere consiglio, condividere esperienze e confrontarsi con persone che hanno già attraversato fasi della vita che uno studente sta iniziando a immaginare.

Per me la parola chiave è continuità. La SSC è un’esperienza molto intensa, ma dura pochi anni. Alumni può trasformare quell’esperienza in un’appartenenza più lunga, capace di accompagnare le persone oltre il percorso accademico. Questo è particolarmente utile oggi, perché le carriere sono sempre meno lineari. Sapere di avere intorno una comunità che non impone un modello unico di successo, ma offre esempi, ascolto e confronto, può fare una grande differenza.

Accanto al lavoro porti avanti anche sfide personali importanti, come l’iniziativa “Correre ai confini” e la recente spedizione sull’Aconcagua. Quanto contano queste esperienze “fuori dal lavoro” nel tuo percorso, e che cosa ti insegnano sul modo di affrontare obiettivi ambiziosi?

Esperienze come Correre ai Confini e la spedizione sull’Aconcagua non sono semplicemente attività “fuori dal lavoro”, ma parte del mio modo di stare al mondo.

Correre ai Confini nasceva da un sogno personale: correre lungo il confine d’Italia attraversandone tutte le regioni. E’ diventato un sogno collettivo, basato su organizzazione, adattamento e condivisione, grazie al team che operava dalla Sicilia e alle persone che mi hanno aiutato lungo il percorso.

Sull’Aconcagua (la montagna più alta al mondo fuori dall’Asia) puntavo a raggiungere la vetta, ma a quota 6.450 metri ho deciso di tornare indietro. In un ambiente così estremo ed apparentemente tranquillo, il prezzo di una decisione sbagliata può essere altissimo: uno dei miei compagni di viaggio è stato evacuato in elicottero e due persone di altri gruppi sono decedute su quello stesso percorso pochi giorni prima. In quel contesto, riconoscere i propri limiti e decidere con lucidità non significa rinunciare, ma assumersi una responsabilità.

Queste esperienze mi ricordano che gli obiettivi ambiziosi richiedono preparazione, capacità di adattarsi e disponibilità a condividere la strada con altri. Mi hanno insegnato anche che riconoscere un limite non significa esserne definiti. Da qui nasce un pensiero che porto con me: io non sono i miei limiti, io sono le mie scelte.

Per saperne di più sul percorso professionale di Luca, leggi l’intervista di approfondimento sul sito di Alumni SSC!